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Ustascia
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Gli mwlqùstasciacite-ref-10[10]cite-ref-11[11] o mwngustàsciacite-ref-12[12] (in mwowcroato mwpaustaša, plurale mwpqustaše, derivante dal verbo mwpgustati o mwpwustajati che significa "alzarsi in piedi, insorgere, ribellarsi"cite-ref-13[13]) furono un movimento mwranazionalista e mwrqclerico-fascista mwrgcroato di mwrwestrema destra guidato da mwsaAnte Pavelić e creato nel 1929, alleato dei mwsqnazisti tedeschi e dei mwsgfascisti italiani nella mwswseconda guerra mondiale, che si opponeva al mwtaRegno di Jugoslavia a predominio mwtqserbo.

Originariamente il termine era utilizzato dagli mwtwslavi dei mwuaBalcani per indicare coloro che lottavano contro i mwuqturchi.cite-ref-14[14]

Contents

Storia
Origine
Note

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Storia

Origine

Il movimento trae origine dal mwwwPartito Croato dei Diritti (mwxaHrvatska Stranka Prava - HSP), di ispirazione nazionalista e autonomista, fondato nel 1861 dall'avv. Ante Starčević. Negli anni 1920 mwxqAnte Pavelić emerge come figura di spicco, divenendone leader e rappresentante al parlamento di mwxgBelgrado. In questo periodo stabilisce i primi contatti con il mwxwregime fascista italiano. Ante Pavelić diede al partito un'impronta insurrezionale, anticomunista, anticapitalista e particolarmente aggressiva. Il metodo con cui voleva ottenere l'indipendenza era quello dell'insurrezione armata, che si tradusse spesso in atti di mwyaterrorismo.

Con il colpo di Stato di mwygAlessandro I del 6 gennaio 1929, seguente agli spari nel parlamento in cui venne ucciso il deputato croato Radić il 19 giugno 1928, i vertici dell'HSP, tra cui lo stesso Ante Pavelić, espatriarono e si stabilirono in mwywItalia, mwzaAustria, mwzqGermania e mwzgUngheria. Dall'estero iniziarono una forte propaganda rivolta alle varie comunità di croati sparsi per l'Europa, ottenendo finanziamenti, asilo e strutture (in particolare campi di addestramento) da mwzwMussolini, il quale voleva sfruttare il nazionalismo croato con l'obiettivo di disgregare e destabilizzare il mwaaRegno di Jugoslavia. Da questo momento il movimento prende il nome di mwaqùstascia.cite-ref-kroatische-15-0[15]

Presa del potere

Negli anni 1930 gli ùstascia si avvicinarono alla mwdaGermania di mwdqHitler, nella quale individuarono un protettore più forte e affidabile, sia economicamente che politicamente. In questo contesto il 9 ottobre 1934 il Re mwdgAlessandro I viene ucciso da un terrorista bulgarocite-ref-16[16] appartenente all'mwewOrganizzazione Rivoluzionaria Interna Macedone, mwfaVlado Černozemski, a mwfqMarsiglia. Nel 1941 Hitler invase la Jugoslavia su cui regnava mwfgPietro II, figlio di Alessandro, con l'mwfwoperazione 25. Il regno di Jugoslavia ben presto cadde e i nazisti poterono creare lo mwgaStato Indipendente di Croazia retto dagli Ustascia, ma in realtà mwgqStato fantocciocite-ref-17[17] sotto il controllo di tedeschi e italiani.cite-ref-ushmm-18-0[18]cite-ref-crimes-19-0[19]cite-ref-statehood-20-0[20]

Costituito il Partito unico dello mwkwStato Indipendente di Croazia (1941), con l'aiuto dei nazionalisti, dell'mwlaItalia fascista e la benevolenza della mwlqGermania nazionalsocialista, gli ustascia iniziarono una politica di ricostruzione nazionale per rendere il Paese partecipe dello sforzo bellico dell'Asse.

Durante la seconda guerra mondiale

Inizialmente gli ustascia dovettero misurarsi con i mwoacetnici (i serbi monarchici) e con i partigiani comunisti di mwoqTito; in questa guerra erano supportati dalle truppe tedesche e italiane. Con il tempo però i cetnici diventarono collaborazionisti del nazifascismo italo-tedesco e loro nemici principali restarono i partigiani di Tito.

Alla politica di repressione della popolazione croata, prima della guerra, da parte delle autorità serbo-jugoslave, seguì una pesante azione del regime ustascia contro serbi, ebrei ed altri potenziali oppositori. Furono internati mwowserbi, mwpacomunisti, mwpqebrei e mwpgzingari. Vennero allestiti diversi campi di concentramento, dei quali uno dei più famosi fu il mwpwcampo di concentramento di Jasenovac.

Le cifre stimate dei decessi nei campi di concentramento ùstascia sono state oggetto di forti speculazioni politiche e non si conoscono con esattezza. Nel 1946 i libri della mwqqRFS di Jugoslavia stabilivano in 700.000 il numero dei serbi uccisi e questa cifra venne utilizzata da mwqgMose Pijade e da mwqwEdvard Kardelj per chiedere i risarcimenti alla Germania dopo la guerra. Il mwraCentro Simon Wiesenthal parla di 500.000 serbi uccisi, 250.000 espulsi, 250.000 convertiti in maniera forzata al mwrqcattolicesimo e di migliaia di mwrgebrei e mwrwzingari uccisi.

Il numero esatto delle vittime della guerra in Jugoslavia durante la seconda guerra mondiale non può essere noto a causa di cinquant'anni di disinformazione intenzionale da parte dei governi croato-jugoslavi, di gruppi di esiliati serbi, e altri. Tuttavia, è probabile che circa un milione di persone di tutte le nazionalità siano morte di cause legate alla guerra in tutta la Jugoslavia durante tutta la seconda guerra mondiale. Ben 125.000 serbi sono morti per cause connesse con la guerra.

Durante la dittatura ustascia era proibita alla stampa la pubblicazione delle omelie pronunciate nell'arcidiocesi di Zagabria dall'arcivescovo di Zagabria, Alojzije Viktor Stepinac, il quale contrastò la politica del mwtwPoglavnik Pavelić difendendo le minoranze ebreo-serbe. Tuttavia, come evidenziato dallo scrittore mwuaRivellicite-ref-21[21] nel dopoguerra le autorità jugoslave consegnano al rappresentante ufficiale della Santa Sede in Jugoslavia un'ampia documentazione sulle attività collaborazioniste di monsignor Stepinac e di gran parte del clero croato con la dittatura di Ante Pavelić, invitando la mwvqSanta Sede a spostare Stepinac in altra nazione ed evitare un processo per l'accusa di collaborazionismo con il governo ustascia. La Santa Sede confermerà ruolo e permanenza del monsignor Stepinac che verrà poi processato e condannato a 16 anni di lavori forzati.

Dopo la guerra

Alla fine della mwwaseconda guerra mondiale, le parti superstiti delle forze armate croate (soprattutto ustascia), assieme a migliaia di civili, iniziarono a ripiegare verso l'Austria e, dopo combattimenti durati fino al 15 maggio 1945, si arresero all'esercito partigiano. Tutti i rifugiati che avevano cercato di consegnarsi alle forze britanniche in Austria furono respinti verso le posizioni titine.

L'evento simbolo di questo periodo è rappresentato dal mwwgmassacro di Bleiburg nella cittadina austriaca di mwwwBleiburg. Tutti i croati non uccisi sul posto furono costretti a camminare per decine di chilometri (una mwxamarcia della morte in seguito denominata nella libellistica croata mwxqkrižni put, cioè mwxgVia Crucis) attraverso la Jugoslavia. Lungo il percorso gli ufficiali partigiani serbi organizzarono ripetute esecuzioni di massa di cui furono trovate tracce dopo l'indipendenza di Slovenia e Croazia negli anni novanta. Molti ex-ustascia che si rifugiarono in paesi occidentali vennero scovati e uccisi da agenti dei mwxwservizi segreti jugoslavi. Alcuni di questi vennero uccisi anche in Italia.cite-ref-22[22]

Ideologia

Gli Ustascia aspiravano ad uno Stato etnicamente puro da elementi non-croati.cite-ref-23[23]cite-ref-jacobs-24-0[24] Per questo motivo, i serbi che vivevano in quelle zone erano considerati un ostacolo. Le evidenze storiche dimostrano una precisa volontà politica di rendere la Croazia un Paese omogeneo da un punto di vista etnico e religioso a spese delle minoranze.

Sostegno di esponenti ecclesiastici

Riguardo al sostegno di ecclesiastici allo Stato Ustascia, esistono diverse evidenze storiche, collegate soprattutto al più esteso fenomeno delle "mw2gRatlines".cite-ref-gorin20100223-25-0[25] Il frate cattolico mw3wMiroslav Filipović-Majstorović era ad esempio il comandante del mw4acomplesso di Jasenovac.cite-ref-berenbaum-26-0[26] Il mw5qVaticano nell'immediato dopoguerra favorì la fuga degli ùstascia: lo stesso Pavelić si rifugiò in un monastero in Austria spacciandosi per un monsignore, quindi ottenne asilo politico in mw5gArgentina dopo aver fatto tappa a Roma.cite-ref-ratlines-27-0[27]

Tuttavia, non mancarono opposizioni di esponenti anche molto elevati della gerarchia cattolica (e dello stesso mw7apapa) nettamente avversi e contrastanti nei confronti dell'ideologia e della prassi violenta del movimento. Caso esemplare del cardinal mw7qAlojzije Viktor Stepinac che simpatizzò inizialmente per la conquista del potere degli ùstasciacite-ref-28[28] salvo poi ricredersi radicalmente constatandone il razzismo e le violenzecite-ref-29[29].

Note

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Bibliografia

• citerefyr2015Rory Yeomans, The Utopia of Terror: Life and Death in Wartime Croatia, Boydell & Brewer, 2015, ISBN 978-1-58046-545-8.
• citereftj2015Jozo Tomasevich, War and Revolution in Yugoslavia, 1941–1945: Occupation and Collaboration, Stanford Univ, Stanford University Press, 2001, ISBN 978-0-8047-3615-2.

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Collegamenti esterni

• citereftreccani-itustascia, su Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
• citerefdizionario-di-storiaustascia, in Dizionario di storia, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2010.
• citerefsapere-itùstascia, su sapere.it, De Agostini.
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